Abbiamo davvero bisogno dell’umanesimo?

La pubblicazione nel 2010 del saggio di Martha C.Nussbaum Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica ha suscitato reazioni significative nel nostro Paese, almeno fra gli addetti ai lavori (ma non solo): si veda, ad esempio, il vivace dibattito che si sviluppò, a suo tempo, sulle colonne del Sole 24h (interventi di Claudio Giunta, Annalisa Andreoni, Andrea Pagnini e altri). Alcuni rimproveravano alla studiosa statunitense il velleitarismo nostalgico implicitamente presente nella sua proposta di recupero di una tradizione umanistica da tempo tralasciata in nome del profitto. In particolare in Italia, più che le cultura umanistica, sembrano in sofferenza proprio le discipline tecniche e scientifiche, la cui diffusa conoscenza sarebbe al contrario indispensabile per una reale modernizzazione del Paese: insomma, l’Italia sarebbe addirittura frenata dalla sua gloriosa tradizione umanistica ( o forse solo dalla retorica che ne è derivata), produrrebbe troppi laureati in lettere (o in filosofia, storia …), di fatto in larga misura superflui e non adattabili alle vere esigenze  del mercato del lavoro e del tessuto produttivo.

Continue reading

Book in progress, perché non mi convincono

Qualcuno di voi ricorda “Il Materiale e l’immaginario” di Remo Ceserani e Lidia de Federicis? Ho studiato su quel testo all’Università, l’ho trovato in adozione nelle prime classi dove ho insegnato, l’ho odiato, l’ho amato, l’ho cambiato e adottato nuovamente nelle sue varie edizioni (grigia, rossa, blu). Qualcuno lo ha giudicato un tentativo velleitario, altri lo rimpiangono. Comunque sia, ho imparato moltissimo in quelle pagine, ricche di spunti, di possibilità di percorsi trasversali, di riferimenti bibliografici, di suggestioni inter e transdisciplinari. Non di rado, ancora oggi, lo consulto come punto di partenza per ulteriori ricerche.

Sarebbe possibile, oggi, introdurre in una classe un testo di analogo spessore e di simile ambizione metodologica? Penso proprio di no. Quello che serve, nella situazione attuale, sono testi che siano poco più che dispense. E manualetti che mettano in grado i ragazzi di rispondere ai meravigliosi test INVALSI (vedi post precedente).  E allora va bene anche il progetto “Book in progress” che molti lodano come l’ultima frontiera dell’innovazione didattica nel nostro Paese. Molti, non tutti, al solito. Perché le perplessità esistono ma gli alfieri delle “magnifiche sorti e progressive” della didattica crossmediale 2.0 preferiscono non ascoltare e non rispondere.

Continue reading

La meravigliosa cultura dei quiz

Leggo questo gustoso articolo di Francesco Merlo sull’insensatezza dei quiz che vengono proposti durante l’esame di teoria per il conseguimento della patente di guida.

Quando mi sono trovata a definire la natura dei test Invalsi che vengono imposti a scuola, o delle recenti prove per l’accesso al TFA (Tirocinio Formativo Attivo), destinato a formare e abilitare i nuovi (o seminuovi) docenti, o, ancora, dei test di cultura generale per l’iscrizione alle Facoltà a numero chiuso, più di una volta, tanto per il gusto di fare una battuta, l’ho paragonata a quella dei test per la patente. 

Continue reading

Ma a che cosa servono esattamente le prove Invalsi?

Ma a che cosa servono esattamente le prove Invalsi?

Dichiarazione del sottosegretario all’Istruzione Elena Ugolini, a proposito delle prove Invalsi: ““Una prova nazionale che permetta di avere dei risultati comparabili, aiuta ogni singola scuola ad  avere un punto di paragone esterno per capire  i propri punti di forza e di debolezza e consente ai ragazzi di confrontarsi con i loro coetanei a livello nazionale. Questa valutazione non sostituisce quella formativa, interna, che spetta solo ai docenti  nel loro lavoro quotidiano, ma permette di uscire da un ‘autoreferenzialità’ che sicuramente non aiuta la scuola a diventare quell’ ascensore sociale capace di mettere a frutto i talenti e, agli studenti, di acquisire gli strumenti per proseguire con successo gli studi”.

A me (e non solo a me, in realtà) pare un’affermazione profondamente contraddittoria: se la valutazione è inerente al sistema (e non all’alunno), allora perché inserirla fra le prove di esame e conferirle un peso determinante nell’attribuzione del voto finale? Non si scaricano in questo modo le carenze strutturali sulle spalle del singolo allievo? E alla fine, chi riesce comunque ad ottenere una valutazione alta nel test in un contesto sfavorevole lo fa per merito suo (ah il merito!) o perché gode di condizioni di partenza migliori, a prescindere dalla scuola? Alla faccia dell’ascensore sociale.

Continue reading

Bocciati!

Intervengo con un minimo ritardo sulla questione delle bocciature dei ragazzini in prima elementare, questione che ha suscitato una serie di polemiche in generale piuttosto astratte e, come spesso accade, ispirate ai massimi principi, con Don Milani tirato da una parte e dall’altra (ah la scuola di Don Milani, che schifo! ah la scuola di Don Milani, che meraviglioso esempio di lungimiranza educativa!), senza che, naturalmente, di Don MIlani si sappia qualcosa davvero se non per sentito dire: potenza dei luoghi comuni.

Continue reading

Una volta, a scuola, c’era il tema (e forse c’è ancora)

La notizia non è nuovissima. La pubblicazione del rapporto Invalsi sulle competenze degli studenti italiani nell’uso dell’italiano scritto, rapporto basato sull’analisi di un campione significativo di prove (499) svolte durante gli Esami di Stato 2009 – 2010, ha suscitato una serie di reazioni, fra il perplesso e lo sconcertato, ben esemplificate nell’opinione espressa da Mario Pirani nella sua rubrica “Linea di Confine” del 26 marzo scorso (Esiste nella Scuola la Questione Morale?). Invito chi si occupa professionalmente di educazione a leggersi per intero il rapporto Invalsi (confrontandolo magari con quelli precedenti), senza basarsi più di tanto sulle inevitabili generalizzazione giornalistiche (alcune molto superficialii, altre sicuramente più argomentate) che, ovviamente, colgono solo in parte la natura reale del problema.

Continue reading